Alcuni appunti
All’inizio di questo lavoro ho cercato di riflettere sul valore che un logo avrebbe dovuto avere per rappresentare efficacemente un’iniziativa culturale del prestigio e del valore scientifico di questa nostra. Senz’altro non sarebbe stata sufficiente una semplice serie di lettere ancorché preziosamente artefatta; la mia idea da subito fu quella di elaborare sì una sigla, ma in una veste grafica tale da anticipare qualcosa dello specifico scientifico di questo Centro. Vista la natura di ciò che lì si indaga, mi è parso più conveniente elaborare una serie di citazioni artistiche, piuttosto che creare originalmente. Nello specifico si sommano qui sostanzialmente tre oggetti:
- Un dettaglio della parte superiore di una pietra tombale di Kelibia, conservata al Museo del Bardo di Tunisi;
- Lo stile epigrafico latino classico e tardoantico.
Il modello costruttivo è fornito dallo schema – tipico nell’arte bizantina – della struttura della croce greca nella corona d’alloro o floreale (nell'immagine qui a fianco rilievo circolare tra due colonne da Bauit, Berlino Staaliche Museen).
La croce, poi, come evidenziano la parità di lunghezza delle braccia e la progressiva e simmetrica rastremazione delle stesse verso l’incrocio, è visibilmente debitrice del gusto dell’arte bizantina.
La corona, forse l’elemento più appariscente del disegno, sintetizza, nel tentativo di un’imitazione fedele, un dettaglio del mosaico d’una tomba di Kelibia (in foto a sinistra). Come si sa, quelli di Kelibia sono tra i primi mosaici funebri del IV secolo. È questo, dunque, un monumento di arte paleocristiana che si può far risalire con buona approssimazione al periodo dell’imperatore Costantino I il Grande: mi è parso opportuno che, come nel nome del Centro Costantino gioca un ruolo “eponimale”, così anche nel simbolo un’opera di quel periodo avesse un ruolo evidente.
Ultimo, anche lo stile delle iniziali incise è calibrato dalla tensione tra classicità e medioevo incipiente: alla purezza del carattere risponde l’articolata addizione delle consonanti (S-S; T-Th).
In conclusione a queste brevi note mi piace confidare l’impressione, condivisa da p. Gila e da diversi amici, di essere riuscito negli intenti che mi ero proposto accettando questo impegno.
Mario Caciagli
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